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Luogo di Partenza Da Castelnuovo Nigra percorrere la strada che porta alle miniere di quarzo a circa 1500m. Avvicinamento Da Castellamonte (Torino) risalire la Valle Sacra seguendo le indicazioni per Castelnuovo Nigra. Superare il villaggio, al primo evidente bivio dove la strada si biforca, andare a destra. Si incontra subito la deviazione che a sinistra sale per il santuario della visitazione. Si superano diverse frazioni, la strada inizialmente asfaltata diventa sterrata e porta all'alpeggio Frera (1457m). Da qui è possibile proseguire ancora in auto per qualche centinaio di metri a seconda delle condizioni della strada. Descrizione L'aria è molto fredda, il cielo è pulito e le Alpi Canavesane sono sporche di candida neve. Già perchè da lontano la neve è sempre più bianca e immacolata di quello che è in realtà. L'abitato di Castelnuovo Nigra ancora dorme quando arriviamo noi. Cerchiamo e troviamo la strada che sale verso l'alpeggio Frera ma dopo poche curve la neve nasconde l'asfalto e io, senza gomme da neve, sono costretto a fermare l'auto. Partire da qui, dalle ultime case dell'ultima frazione, è ancora lunga e le ridotte ore di luce non ci porteranno molto lontano, anzi ho paura che non ci porteranno neanche a vedere il panorama di queste cime. Prima di fare dietro front però decidiamo di provare a mettere le catene. Senza perdere troppo tempo siamo nuovamente in corsa dell'alpeggio Frera, anche se a passo d'uomo. La strada sempre più innevata e con tornanti inclinati, sarebbe improponibile senza catene o gomme adeguate. Ad un certo punto raggiungiamo delle baite ristrutturate nei pressi di una curva oltre la quale si apre un'area d'erba pianeggiante con dei tavoli, sembra una piccola area pic-nic. Troviamo molte auto parcheggiate, tutte jeep. Sono cacciatori. Ci prepariamo abbastanza velocemente e alle 9,40 ci incamminiamo lungo la strada innevata che ancora risale verso la Verzel (2406m). Per un'ora camminiamo lungo la strada che, da dove abbiamo lasciato l'auto, prosegue senza creare grossi intoppi, avremmo potuto ulteriormente accorciare l'avvicinamento, ma le jeep mi hanno tratto in inganno facendomi credere che oltre non si poteva andare... poi penso che siamo qui per camminare, e allora camminiamo. Il tempo pare ottimo anche se un banco di nuvolaglia scavalca le punte Verzel e Quinzeina e si interpone tra noi e la cresta che le collega. Io cammino veloce distanziando Daniela e Valeria che cincischiano come due ragazza mentre fanno shopping lungo la via pedonale del paese. Non le vedo più... ma le sento... i loro discorsi vengono trasportati fino a me dal silenzio del luogo. Poi le vedo, lontane, sono dei puntini di forma umana. Poi guardo la Verzel tra le nuvole e proseguo. Ad un certo punto lascio la strada e continuo nel vallone su tracce, il sentiero è segnato e trovo anche un paio di ometti. Ritrovo la strada. Ad un certo punto, su una curva mi trovo delle baite diroccate appoggiate contro un enorme blocco di montagna. Su un masso di fronte trovo dei segni rossi, pulisco il masso e leggo il numero 2 racchiuso in un rettangolo con due frecce che dovrebbero indicare il sentiero. Le due frecce sono opposte, una punta in direzione della strada, l'altra verso l'interno del vallone. Ma in quest'ultima direzione tutto è nascosto dalla neve. In più la nebbia non mi fa vedere nulla, ora tutto intorno è coperto e non conoscendo la zona non so quale sia la strada migliore. Mentre aspetto le due ragazze risalgo lungo la strada, cerco un segno che mi indichi la via. Non lo trovo e torno indietro, quindi mi addentro nel vallone coperto dalla nebbia. Ad un certo punto si apre e si intravedono delle baite. Penso che possa essere il Rifugio Fornetto, ma sono senza cartina (dimenticata in auto), così solo più tardi scoprirò trattarsi delle baite Pistone Inferiori. Mentre cerco una possibile traccia arrivano Daniela e Valeria che nel dubbio si mantengono sulla strada. Io faccio ancora un po' di esplorazione poi le raggiungo. La strada finisce la sua salita, siamo su un crinale ma la nebbia ancora ci nasconde tutto. Risaliamo il versante a sud fino ad arrivare in cresta, e qui troviamo 2 ometti grossi. Ora fa molto più freddo, anche a causa del vento che si è alzato. Sostiamo il tempo di bere un po' di te caldo e nel mentre il cielo si apre e riusciamo a vedere le montagne. Siamo sulle Rocce Bianche e nella neve dura risaliamo a mezza cresta. Ora c'è il sole che ci bacia e non fa più freddo. Mi svesto e salgo a filo di cresta dove un grosso ometto domina la valle. Da qui si apre una bellissima visuale sulle maggiori cime canavesane. La cresta sulla quale mi trovo presegue bianca fino alla Punta di Verzel, a sinistra, lontano la Quinzeina (2344m), a destra tutte le altre: Punta Prafourà, Monte Cavallo, Punta Ramà, Cima di Pal (2495m) e Punta Bordevolo. Selvagge, lontane, intriganti cime raramente toccate che si alzano lungo una cresta a me sconosciuta e che si nasconde dietro grandi risalti. Ho voglia di percorrerla tutta fino al Monte Marzo, in più giorni certo. Siamo a quota 2200m circa, mancano solo 200 metri alla Verzel, ma lo sviluppo è lungo e la cresta innevata è faticosa. Il tempo è piuttosto incerto, prima eravamo completamente avvolti dalle nubi. Ora ne siamo sopra, e ci coprono la discesa, ma sembrano anche salire. Penso sul da farsi, se tornare indietro da dove siamo arrivati o se attraversare e raggiungere la traccia della via normale alla Verzel che si distingue chiaramente, e che chiaramente si perde in basso nelle nubi. Non voglio tornare da dove siamo venuti perchè le condizioni non sono malvage e il tempo è comunque stabile, a volte coperto ma stabile. Sarebbe uno spreco ripercorrere la stessa via di salita. Convinco quindi le due fanciulle a seguirmi che più dubbiose tornerebbero indietro. Agevolmente e velocemente raggiungiamo le tracce che salgono alla cima di Verzel da qui ancora distante. Sono le 13,20 e possiamo ancora camminare una mezz'ora così cominciamo a risalire lungo queste tracce. Arrivato ad un crinale oltre il quale il sentiero scende veloce in un valloncello nascosto mi trovo davanti il rifugio. Essendo la punta ancora distante optiamo per fare tappa al rifugio che si trova in una bellissima posizione. Davvero ben messo e ospitale. Il sotto tetto sempre aperto offre diversi posti letto mentre il piano sotto chiuso a chiave è formato da due ampie stanze organizzate con tavolone di legno, panche, gas e pentolame, camino, stufa e lagna. Fornito anche di pannelli solari, che forse lo rendono un po' troppo moderno e accogliente, è davvero un bel bivacco. Seduti al sole mangiamo e beviamo con una mite temperatura di -1. Dopo esserci goduti la sosta e la bellissima vista sulla salita alla Verzel ci incamminiamo e, mentre le nubi si dissolvono, ritorniamo veloci alla macchina. Piacevole escursione in un luogo selvaggio e tutto da esplorare, grazie alle ragazze che mi hanno seguito in questo bellissimo giro ad anello.
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